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	<title>gusto.logg&#187; &#187; Luoghi</title>
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	<description>&#124; Tutte le news del mondo del gusto: ricette, eventi e prodotti da gourmet</description>
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		<title>5 Gennaio: Pan e vin e la pinza veneta</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 11:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>plap</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il pan e vin è una festa che si celebra nei campi più o meno in tutta la zona di Treviso: ogni famiglia, o gruppo di famiglie, accumula legname durante dicembre, ne fa delle altissime cataste, che vengono bruciate nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. La pianura permette di vedere le luci dei diversi falò. Si gira di falò in falò, mangiando un dolce particolare, la pinza appena tiepida, e bevendo il vino brulè. Non manca musica e balli.
Ci sono poi i pan e vin organizzati nelle piazze o in luoghi di ritrovo. Ma quelli più tipici [<a href="http://gusto.logg.it/2011/01/05/5-gennaio-pan-e-vin-e-la-pinza-veneta/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://gusto.logg.it/files/2010/12/panevin0.jpg"><img class="size-medium wp-image-3940 aligncenter" title="Campagna opitergina" src="http://gusto.logg.it/files/2010/12/panevin0-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Il<em> pan e vin</em> è una festa che si celebra nei campi più o meno in tutta la zona di Treviso: ogni famiglia, o gruppo di famiglie, accumula legname durante dicembre, ne fa delle altissime cataste, che vengono bruciate nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. La pianura permette di vedere le luci dei diversi falò. Si gira di falò in falò, mangiando un dolce particolare, la pinza appena tiepida, e bevendo il vino brulè. Non manca musica e balli.<br />
Ci sono poi i <a href="http://www.marcadoc.it/2010/Panevin-della-Marca-Trevigiana-2011.htm" target="_blank">pan e vin </a>organizzati nelle piazze o in luoghi di ritrovo. Ma quelli più tipici sono quelli a livello di gruppi di casali.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://gusto.logg.it/files/2010/12/panevin1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3943  aligncenter" title="panevin1" src="http://gusto.logg.it/files/2010/12/panevin1-357x300.jpg" alt="" width="357" height="300" /></a></p>
<p>La pinza è un dolce della tradizione, e come tutti i dolci delle tradizione che si rispettino non ha una ricetta univoca. E&#8217; solstanzialmente a base di frutta secca, farina gialla, mela o zucca.<br />
Le mie “ricerche”, su un libro che vi consiglio davvero anche da leggere come racconto (A. Sandri, La polenta nella cucina veneta, Franco Muzzio Editore, 1985 Padova, ISBN 88-7021-138-X), indicano che le pinze venete abbiano un punto in comune: la farina gialla.</p>
<p>Inoltre le polentine venivano cotte in “brodi” di cotechino o di musetto di maiale oppure si aggiungevano alla polentina in cottura dei ciccioli di maiale: io, cresciuta e vissuta in città, sto male alla sola idea, ma sembra che siano davvero buone e particolarmente morbide. In ogni caso, anche nella pinza senza cotechino e ciccioli è previsto strutto, non burro e olio. Se volete provare poi mi dite <img src='http://gusto.logg.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In ogni caso rientra perfettamente nella logica che non si butta niente, e che in Veneto d’inverno fa freddo, molto freddo, e che problemi di soprappeso e di colesterolo li abbiamo noi che viviamo attaccati ad un pc.</p>
<p>Brodo di cotechino si o no, si tratta comunque di un liquido con grassi, sostituito, in alcune ricette dal latte.</p>
<p>Il rapporto farina gialla/farina bianca varia: o metà metà o 2 parti di gialla e 1 di bianca.</p>
<p>La pinza è poi diversamente aromatizzata, tipicamente buccia di limone e arancia e/o semi di finocchio, ma non manca in nessuna ricetta il bicchierino di grappa.</p>
<p>Anche la frutta può anche variare: noci e uvetta sono pressoché costanti, poi ci sono zucca, mele, pere, cedri canditi, e chissà che altro si scoprirebbe, se si andasse ad interrogare l’una o l’altra famiglia.</p>
<p>Il tipo di lievito è misterioso: in nessuna ricetta che leggo sul libro vedo lievito di birra, ma solo lievito per dolci. Io mi attengo ad una ricetta di amici, opitergini doc da mille generazioni che contiene lievito di birra. In ogni caso non sarà mai dura, resta una torta molto umida, lievitazione o no.</p>
<p>Esistono diverse preparazioni che somigliano alla pinza nelle diverse zone del Veneto. Quella della &#8220;mia&#8221; ricetta credo che sia una via di mezzo tra una pinza e el tressian, che prevede di mescolare 500 g di polenta morbida con 100 g di farina bianca, aggiungere 100 g di zucchero semolato, 2 uova, 150 g di latte, 100 g di uvetta bagnata con un bicchiere di grappa, cedrini, 50 g di burro e spezie (noce moscata, chiodi di garofano, cannella), lievito in polvere.</p>
<p>Vi invito a coprirvi bene, e a partecipare a qualcuna di queste feste, ancora molto sentite. Altro che brindisi per il nuovo anno con la televisione accesa&#8230;</p>


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		<title>Magistre d&#8217;erbe</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 09:12:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ &#8230;sentire i sapori della primavera &#8230;
Fa uno strano effetto uscire da una metropolitana milanese affollata e indaffarata e trovarsi proiettati nel verde della Val Chiusella, osservando, toccando e annusando dal vivo, nell&#8217;elegante sala di un castello, le erbe raccolte all’alba di quello stesso giorno da “Magistre d’erbe”. Eppure non si tratta di allucinazioni. Nella cornice della mostra che si tiene fino al 20 giugno 2010 al Castello Sforzesco “Gualtiero Marchesi e la Grande Cucina Italiana”, si è scelto di organizzare una dimostrazione sul tema delle erbe selvatiche commestibili. Ben presto ci si accorge che la mostra è un pretesto, Marchesi si dichiara [<a href="http://gusto.logg.it/2010/04/30/magistre-derbe/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2717" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a href="http://gusto.logg.it/files/2010/04/Tarassaco-small.jpg"><img class="size-medium wp-image-2717" title="Tarassaco" src="http://gusto.logg.it/files/2010/04/Tarassaco-small-400x300.jpg" alt="Tarassaco" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tarassaco</p></div>
<p style="text-align: center"><em> &#8230;sentire i sapori della primavera &#8230;</em></p>
<p>Fa uno strano effetto uscire da una metropolitana milanese affollata e indaffarata e trovarsi proiettati nel verde della Val Chiusella, osservando, toccando e annusando <em>dal vivo</em>, nell&#8217;elegante sala di un castello, le erbe raccolte all’alba di quello stesso giorno da “Magistre d’erbe”. Eppure non si tratta di allucinazioni. Nella cornice della mostra che si tiene fino al 20 giugno 2010 al Castello Sforzesco “Gualtiero Marchesi e la Grande Cucina Italiana”, si è scelto di organizzare una <a title="dimostrazione" href="http://www.marchesi.eu/dimostrazioni.asp" target="_blank">dimostrazione</a> sul tema delle <strong>erbe selvatiche commestibili</strong>. Ben presto ci si accorge che la mostra è un pretesto, Marchesi si dichiara inesperto di questo tipo di cucina che fa uso di ingredienti poveri, e ne è incuriosito quanto il pubblico.</p>
<p>Le vere protagoniste sono loro, le <strong>Magistre d’erbe della Val Chiusella</strong> e lo <strong>chef Mariangela Susigan</strong>, del ristorante &#8220;<a title="Gardenia" href="http://www.gardeniacaluso.it/" target="_blank">Gardenia</a>&#8221; di Caluso (TO).</p>
<p>Le <em>Magistre e i Magistri d’erbe</em> sono donne e uomini che hanno raccolto l&#8217;eredità di tradizione antiche, tramandate oralmente, sull&#8217;uso delle erbe selvatiche con scopi curativi o, più semplicemente, per sfamare la famiglia. Le loro conoscenze si fondano su un&#8217;attenta osservazione della natura, fortemente legate all&#8217;alternarsi delle stagioni. Danno consigli su una raccolta responsabile, per non danneggiare il futuro di queste erbe preziose, illuminano di nuova luce piante che troviamo anche nelle comunissime aiuole di città (ma non raccogliamole lì!), come l&#8217;umilissima piantaggine lanceolata, che rinforza il sistema immunitario e si può consumare anche cruda in insalata, se si pone particolare attenzione nella scelta delle foglioline più tenere, tipiche appunto della primavera (consigliano di tagliare trasversalmentela foglia, per sminuzzarne le fibre).</p>
<p><em>Mariangela Susignan, “lo chef delle erbe”</em>, trasmette la sua passione per la cucina e le erbe contagiando i ben 176 astanti e raccontando ricette di piatti in modo tale che sembra di sentirne il profumo nelle formali sale Viscontee. Affascinante è sentir raccontare di brodo di fieno di montagna (un “fieno” preparato ad hoc con erbe selvatiche e aromatiche scelte, essiccate nel forno a 60°C per qualche ora), di sorbetto di<em> timo serpillo</em>, pesto di foglie di <em>aglio ursino</em> e <em>crescione</em> (pestare le due erbe con pinoli, pecorino e olio a filo, fino ad ottenere una consistenza cremosa), burri aromatizzati per mantecare -aggiungendo un po’ di magia- ai risotti, di aperitivi con frittelle di fiori di <em>acacia</em>, <em>trifoglio</em>, <em>aglio ursino</em> e <em>borragine</em> in pastella (33 ml di birra, 100 g di farina, lievito di birra, con la raccomandazione di tenere la giusta consistenza per coprire le erbe senza appesantirle), <em>acetosella</em> in salse come piccole maionesi (ma attenzione a non abusarne, contiene acido ossalico), farcie di erbe per sella di capretto (con la precisazione di cuocere poco le erbe, “per non sfinirle”), di quaglia alla creta, di coscia di faraona, di ravioli di seirass saltati con <em>salvia selvatica</em>, fiori di <em>primule</em>, fiori di <em>borragine</em>, gelatine di fiori di <em>tarassaco</em> per accompagnare i formaggi stagionati, come la toma brusca… Interessati?</p>
<p>Da 20 anni, il club “amici della Val Chiusella” organizza “<a title="Passeggiate Val Chiusella" href="http://www.erbedivalchiusella.it/userfiles/file/erbe%202010.pdf" target="_blank">passeggiate</a>” durante le quali le Magistre e i Magistri d’erbe insegnano come, quando e quali erbe raccogliere accompagnando la giornata con merende sul prato a base di erbe. Pronti a partire per la raccolta?</p>


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		<title>Casa Artusi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 09:20:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Forlimpopoli, città romagnola che diede i natali al padre della cucina Italiana, esiste Casa Artusi, il museo dell&#8217;arte culinaria. Ospitato nel restaurato convento dei Servi, è un centro di cultura enogastronomica dedicato alla cucina domestica e della tradizione.
Il museo dispone di laboratori e cucine, dove si svolgono corsi su argomenti sempre nuovi, aperti a semplici cultori ma anche a professionisti che vogliano perfezionarsi in settori particolari. Preziosa è la biblioteca, dove sono ospitate la Collezione Artusiana, (archivio e libreria dell’Artusi, tutte le edizioni de “La Scienza in Cucina” e la letteratura sull’Artusi) e la Raccolta di gastronomia italiana (collezione [<a href="http://gusto.logg.it/2009/02/12/casa-artusi/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Forlimpopoli, città romagnola che diede i natali al padre della cucina Italiana, esiste <a title="Casa Artusi" href="http://www.casartusi.it" target="_blank">Casa Artusi</a>, il museo dell&#8217;arte culinaria. Ospitato nel restaurato convento dei Servi, è un centro di cultura enogastronomica dedicato alla cucina domestica e della tradizione.</p>
<div id="attachment_255" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://gusto.logg.it/files/2009/02/casaartusi-small.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://gusto.logg.it/files/2009/02/casaartusi-small-300x112.jpg" alt="Casa Artusi (www.casartusi.it)" width="300" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Casa Artusi (www.casartusi.it)</p></div>
<p>Il museo dispone di laboratori e cucine, dove si svolgono corsi su argomenti sempre nuovi, aperti a semplici cultori ma anche a professionisti che vogliano perfezionarsi in settori particolari. Preziosa è la biblioteca, dove sono ospitate la Collezione Artusiana, (archivio e libreria dell’Artusi, tutte le edizioni de “La Scienza in Cucina” e la letteratura sull’Artusi) e la Raccolta di gastronomia italiana (collezione storica e moderna di libri, riviste, documenti multimediali di argomento gastronomico).</p>
<p>E se con tanto guardare e leggere di buon cibo ci venisse appetito? Nessun problema: il Ristorante di Casa Artusi, la cucina domestica di buon gusto, e l&#8217;Osteria di Casa Artusi, negli spazi sotterranei, vini al calice e in bottiglia e un buffet libero a 10 euro, comprendente una selezione di formaggi e salumi del territorio, pane, piadine e dolci e molto altro.</p>


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		<title>Il tuo ristorante sull&#8217;iPhone</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 15:48:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se avete in programma un viaggio negli States e portate con voi l&#8217;iPhone potrete sperimentare due simpatiche applicazioni scaricabili dall&#8217;App Store della Apple.
GrubHub, disponibile gratuitamente sul melafonino ma fruibile anche sul web, permette a chi si trova a New York, Chicago, Boston, o San Francisco di scegliere tra mille ristoranti che consegnano a domicilio il proprio preferito e di ordinare dal menu un buon pasto che verrà recapitato al vostro indirizzo.
CityMint invece permette di navigare tra i menu, farsi guidare verso il ristorante o richiedere la consegna a domicilio, trovare il ristorante più vicino a dove siamo in quel momento, [<a href="http://gusto.logg.it/2009/02/06/il-tuo-ristorante-sulliphone/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete in programma un viaggio negli States e portate con voi l&#8217;iPhone potrete sperimentare due simpatiche applicazioni scaricabili dall&#8217;App Store della Apple.</p>
<div id="attachment_292" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://gusto.logg.it/files/2009/02/grubhubcitymint-small.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://gusto.logg.it/files/2009/02/grubhubcitymint-small-300x184.jpg" alt="I loghi di GrubHub e di CityMint" width="300" height="184" /></a><p class="wp-caption-text">I loghi di GrubHub e di CityMint</p></div>
<p><a title="GrubHub" href="http://www.grubhub.com/" target="_blank">GrubHub</a>, disponibile gratuitamente sul melafonino ma fruibile anche sul web, permette a chi si trova a New York, Chicago, Boston, o San Francisco di scegliere tra mille ristoranti che consegnano a domicilio il proprio preferito e di ordinare dal menu un buon pasto che verrà recapitato al vostro indirizzo.</p>
<p><a title="CityMint" href="http://www.citymint.com/" target="_blank" class="broken_link">CityMint</a> invece permette di navigare tra i menu, farsi guidare verso il ristorante o richiedere la consegna a domicilio, trovare il ristorante più vicino a dove siamo in quel momento, con consigli per tutti i gusti, locali etnici di vario tipo, steckhouse e pizzerie. Scaricare Citymint costa 2.99 dollari e contiene indirizzi di New York City, Chicago, Boston, Seattle, San Francisco, e Los Angeles.</p>
<p>[via <a title="kataweb.it" href="http://canali.kataweb.it/kataweb-itech/2009/02/06/al-ristorante-con-liphone/" target="_blank">kataweb.it</a>]</p>


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		<title>Museo del Gusto</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 15:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cucina tradizionale]]></category>
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		<category><![CDATA[laboratori didattici]]></category>
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		<description><![CDATA[A Frossasco, a pochi chilometri da Pinerolo, in provincia di Torino, si trova il Museo del Gusto.
Ideato dall’Azienda del Turismo delle Montagne Olimpiche, con il Comune di Frossasco, la Comunità Montana Pinerolese Pedemontano, con il sostegno della Provincia di Torino e della Regione Piemonte, il museo propone un viaggio ideale nella storia dell’alimentazione: dalla preistoria ai giorni nostri, passando dalla cucina tradizionale, anche attraverso i suoi utensili, arrivando a quella contemporanea; itinerari alla conoscenza dei vari alimenti con informazioni sui principali cibi del mondo, le diete, sezioni dedicate al gusto nell’arte, nella musica, nel cinema, nei cartoni animati, nella pubblicità, [<a href="http://gusto.logg.it/2009/01/23/museo-del-gusto/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Frossasco, a pochi chilometri da Pinerolo, in provincia di Torino, si trova il Museo del Gusto.</p>
<div id="attachment_202" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://gusto.logg.it/files/2009/01/museodelgusto-small.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://gusto.logg.it/files/2009/01/museodelgusto-small-300x39.jpg" alt="Museo del Gusto" width="300" height="39" /></a><p class="wp-caption-text">Museo del Gusto</p></div>
<p>Ideato dall’Azienda del Turismo delle Montagne Olimpiche, con il Comune di Frossasco, la Comunità Montana Pinerolese Pedemontano, con il sostegno della Provincia di Torino e della Regione Piemonte, il museo propone un viaggio ideale nella storia dell’alimentazione: dalla preistoria ai giorni nostri, passando dalla cucina tradizionale, anche attraverso i suoi utensili, arrivando a quella contemporanea; itinerari alla conoscenza dei vari alimenti con informazioni sui principali cibi del mondo, le diete, sezioni dedicate al gusto nell’arte, nella musica, nel cinema, nei cartoni animati, nella pubblicità, spazi dedicati al commercio equosolidale e alle grandi aziende alimentari del territorio.</p>
<p>Il <a title="Museo del Gusto" href="http://www.museodelgusto.it" target="_blank">Museo del Gusto</a> ha al suo interno spazi per laboratori didattici e sensoriali per la storia e la cultura del cibo e della tradizione del gusto; la Scuola Internazionale di cucina e le aule pratica e degustazione, in cui vengono organizzati interessanti laboratori per tutte le età.</p>
<p>Il museo è aperto il sabato pomeriggio e la domenica tutto il giorno, su prenotazione durante la settimana, ed un piccolo assaggio è compreso nel biglietto d&#8217;ingresso.</p>


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