Presidio Slow Food
Sicilia
Nei territori tra Leonforte ed Enna le fave larghe un tempo erano molto diffuse, il loro apporto di azoto al terreno le faceva coltivare a rotazione con il frumento e erano molto utilizzate nella gastronomia del territorio.
Ancora oggi l’impegnativa coltivazione avviene manualmente, è poco remunerativa, e per questo ogni anno diminuisce l’area di coltivazione.
La semina avviene a fine autunno, tra novembre e dicembre, le fave vengono deposte a gruppetti nei solchi scavati nel terreno, poi le piantine vengono rincalzate per favorire lo sviluppo. Una volta che la pianta inizia ad avvizzire viene falciata e fatta seccare in piccoli covoni, che poi vengono battuti per separare le fave dai fusti. I frutti più grandi sono consumati e venduti, quelli piccoli usate come mangime per gli animali.
Le fave fresche, a fine marzo, si mangiano accompagnate da cipollette e pecorino, o come frittelle, con pancetta e cipolle.
Le fave secche non necessitano di un lungo ammollo e si cuociono facilmente, vengono preparate con la pasta o in umido, con le erbe e gli aromi del territorio, oppure utilizzate sotto forma di farina, per preparare una polenta, la frascantula. Possono essere anche tostate e sgranocchiate come se fossero patatine.
Il presidio Slow Food è nato per tutelare, grazie la fava larga di Leonforte, l’area di produzione, compresa nei territori dei comuni di Leonforte, Assoro, Nissoria, Enna e Calascibetta.
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